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giugno 28, 2016 - Foragri

Il futuro dell’agroalimentare passa da un’Agenzia italiana per l’agricoltura

Un’agenzia italiana per l’agricoltura. È quanto auspicato a Ravello, Salerno, nella XX Conferenza annuale ICABR organizzata da For.Agri (la fondazione che si occupa delle formazione di dipendenti e dirigenti agrari), dove si sono riunite le menti più brillanti della ricerca e della governance di settore a livello mondiale, insieme con Monsanto, Mars, Aboca e Cirio Agricola del gruppo Benetton. Quest’ultime si sono confrontate, in particolare,sul rapporto tra pubblico e privato nel finanziamento della ricerca, evidenziando le distanze tra le virtuose pratiche statunitensi e quelle farraginose tipiche, purtroppo, del sistema italiano.

«Un’Agenzia? Il nome ha poca importanza – sottolinea Roberto Bianchi, direttore generale For.Agri – Maurizio Martina, Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali ha espresso la volontà di riunire sotto quel cappello il settore agroalimentare che rappresenta in termini di numeri, di business e d’immagine uno dei fiori all’occhiello del Made in Italy. Prendendo atto di questo, ben venga tutto ciò che può diventare moltiplicatore di risorse e competenze. D’altra parte il summit di Ravello certifica che le più grandi aziende italiane poco possono contro le multinazionali straniere in termini, soprattutto, di risorse, nonostante la qualità dei loro prodotti e l’innovazione aziendale».

«È necessario – ha detto il professore Davide Gaeta, dell’università di Verona – coordinare le politiche di ricerca pubbliche dell’agroalimentare italiano con un’unica Agenzia, come avviene negli Usa. Il problema in Italia non è solo l’attivazione burocratica del finanziamento pubblico, ma la mancanza di certezza del diritto: quanto sarà, quando arriverà, potrebbe essere modificato nel corso delle procedure? Così facendo si spingono le aziende al credito bancario o all’autofinanziamento».

Più deciso l’intervento di Valentino Mercati, presidente e fondatore di Aboca, azienda agricolo-farmaceutica leader in Italia: «Il Governo, come qualsiasi altro organismo politico e amministrativo rischia di configurarsi più come un ostacolo che come un elemento di stimolo. In molti casi, infatti, la visione aziendale si colloca troppo avanti rispetto allo status quo, condizione che spesso influenza l’attività politica finendo per imbrigliare le ambizioni di sviluppo», contro multinazionali mastodontiche che per opportunità possono scegliere il campo da gioco che preferiscono e con una ricerca scientifica mondiale che per il 90 per cento è concentrata nel Nord America.

La conferenza ha indicato nell’Africa e nella biologia le due sfide imminenti dell’agroalimentare mondiale;non solo per le multinazionali ma anche per le aziende italiane, visti gli investimenti di Aboca in Marocco. Ultimo ma non ultimo è arrivato fino alla costiera amalfitana il tema Brexit: «È evidente – conclude Bianchi – che sia un momento di grande incertezza, non solo per le politiche agricole comunitarie ma per tutte quelle società finanziarie legate al settore che hanno sede a Londra e che nei prossimi mesi dovranno decidere se restare, andare in Europa o, addirittura, negli Stati Uniti. Difficile disegnare adesso il panorama prossimo futuro, di sicuro ci sarà uno spostamento di simmetrie a livello internazionale».


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